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brevetto "Trittico del Mortirolo" > dal Mortirolo
RACCONTI DELL'IMPRESA

DIARIO DI UNA GIORNATA MEMORABILE E FANTASTICA IN SOLITARIA


Sveglia ore 4,30 a Cremona:100 grammi di pasta, 1 po’ di parmigiano e si parte con 1 potente mezzo: macchina Y10
del 90 senza aria condizionata con vetri manuali e radio. Arrivo all'Aprica verso le ore 7,15-7,30 e colazione nel primo bar che trovo
Parto verso le 8,15 dall'Aprica verso Tirano e Mazzo per avere un po’ di Km. nelle gambe.
Trovo il bar a Mazzo, doppio caffè con cornetto  e via x la 1a salita. Carico come un boiler affronto
il Mortirolo sapendo comè in quanto l'avevo già fatto. Uso il 30 in quanto il 42 non ci riuscirei mai. Sto ripercorrendo
la salita mentalmente e trovo scritte sull'asfalto le percentuali delle pendenze. E' veramente tosto e il paesaggio
ripaga x fortuna dello sforzo metro dopo metro anche con la visione di fantastiche malghe. Ma la carica me la danno
anche le ultime scritte del Giro d'Italia e dei Giri precedenti. Ma i miei pensieri vanno anche ai grandi campioni che mi
accompagnano sempre quando vado in bici e soprattutto a Fausto Coppi con una bellissima canzone di Gino Paoli. E a
un certo punto trovo il monumento a Marco e qua mi fermo, 2 lacrime e pelle d'oca su tutto il corpo. Mi commuovo ancora
parto con la mia bici e mi carico accarezzando il manubrio con una pacca. Si riparte Gallo e vai il Mortirolo ti aspetta.
(sono io Gallo  x gli amici).Intravedo un incrocio posto su una curva e quello dovrebbe essere il versante da Grosio, ma do-
vrebbero esserci ancora pochi Km. Ed ecco dopo quasi 2 Km. la strada leggermente spiana e ci siamo: Gallo e la sua
compagna ( la bici) al Passo Mortirolo. Foto di rito, si mangia una barretta e pronti x la discesa e mentre scendo incrocio
un cane che mi abbaia. Paura e giu' x la strada versante Grosio. Arrivo al bar caffè doppio (speriamo non ci sia l’anti doping)
Si riparte ancora con un po' di preoccupazione per il caldo, e perché i genitori sono in ansia..
Ma ormai siamo qua e non possiamo mollare. A metà salita mi fermo a una fontana x riempire le borracce e per bagnarmi
un po’. Mentre salgo bevo, mangio dei pezzi di barretta e mi bagno. Trovo dei ciclisti in MTB li saluto e salgo col mio passo.
Ma la salita da questo versante è lunga. Penso che quando sarò su al Passo deciderò cosa fare, ma nello stesso momen-
to mi dico faccio 350 Km. X venire fino qua e non termino questa cosa: no, non posso non farlo. Arrivo al famoso incrocio
e ormai ci siamo quasi, ancora un po’ di strappi e il Mortirolo ci attende x la 2a volta. Ed eccoci ancora una volta.
Scendo verso Monno e intanto controllo la salita, c'è anche un pezzo quasi pianeggiante e arrivo al bar per
la timbratura. Acqua, Coca cola e via si riparte. La pedalata è buona anche xchè la salita non presenta grosse difficoltà
a parte gli ultimi tornanti. Ma ci siamo: sono arrivato al bar del Passo e con il braccio alzato al cielo e
urla di gioia quasi a rompere il silenzio  della montagna, ma sono urla di gioia x una piccola impresa. Altra sosta al bar
con acqua, caffè e via. Ormai siamo riusciti nella nostra impresa. E intanto il cielo diventa scuro e dobbiamo tornare al-
l'Aprica e qui la "vaccata" che ho fatto: lasciare la macchina all'Aprica. 1 ora e 14 minuti a pedalare x raggiungere Trivigno
e l'Aprica, con brevi salite, percorsi pianeggianti e 0 discesa. In 2 punti strada interrotta x frana x 15 metri con fango: scen-
do dalla bici e con le mie scarpettine proseguo nel fango. Ad un bivio ovviamente scelgo la strada sbagliata e trovo un conta-
dino e chiedo informazioni: ritorno indietro di 1 km.. La voglia di raggiungere la macchina nel piu' breve tempo possibile
non mi fa sentire neanche la stanchezza e continuo a pedalare. Ma metro dopo metro arriva la sospirata discesa verso
l'Aprica e procedendo arrivo al Passo dell' Aprica e alla mia benedetta macchina.
Mi rinfresco un attimo, metto via bici e altre cose vado in un bar prendo dei panini e si riparte x Cremona; mangio i panini
in macchina, ma ormai è gia' il viaggio di ritorno e a casa racconto a miei del giro e quando vado a letto vedo ancora
alcune immagini e sento le gambe a zompettare. Sento anche Auro Burbarelli che dice:…" Galetti Gianmario  Galetti clas-
se 1969, professionista dal 2000. Nella sua carriera non ha ancora vinto nulla , ma s'impegna molto. Il ragazzo promette
bene …" E' una frase che dico spesso mentre sono in bici e quando ci sono delle persone a fianco della strada.
I ciclisti sono proprio cosi': pazzi per la loro compagna, per la natura, per la montagna e per le salite. Ci mettono passione
la vera passione.

"LA PASSIONE SI VIVE NON SI RACCONTA"
                                                                                                                                             GALETTI GIANMARIO



TRE CILIEGI PER UN TRITTICO.


Da qualche tempo hanno fatto la loro comparsa alle Granfondo delle simpatiche maglie verdi con il simbolo di 2 ciliegie rosse. Io faccio parte di questo gruppo di allegri ciclisti   il cui ritrovo e’ appunto il Ristorante Nuovo Parco dei Ciliegi di Zola Predosa(BO). Potete trovarci fermi ai ristori, laddove i volontari ci dicono “Bene almeno c’e’ qualcuno che si ferma!” e ripartiamo verso le ultime posizioni (alla GF Ricco’ 2008 ultimi assoluti con orgoglio). Il nostro spirito prevede di affrontare la bicicletta come passatempo sereno e gioioso ed e’ per questo che oltre le Granfondo andiamo a caccia di imprese che lascino il segno. Quest’anno ci siamo preparati con L’alpe d’Huez(Stefano) con il Monte Venere(Marco) e Prati di Nago(Gianluca) e ci siamo ritrovati per l’allenamento decisivo a Sestola per affrontare il Passo delle Radici e il San Pellegrino in Alpe dalla Garfagnana. Infine ci siamo “fatti” il San Luca (il 18% del giro dell’Emilia per intenderci) per 3 volte consecutive. Perche’ tutto questo? Perche’ l’obiettivo era proprio il TRITTICO DEL MORTIROLO da 3 versanti in un sol giorno. Da quando abbiamo letto su CT la presenza di questo brevetto, non abbiamo pensato ad altro, ogni nostra uscita era basata su quello ed ora che possiamo fregiarci del titolo di RE DEL MORTIROLO non ci si tiene piu’ dalla gioia! Monno Mazzo e Grosio, le pendenze le abbiamo studiate a memoria, ma oltre le gambe, quando la strada si impenna al 20% come al km 3 in localita’ Termen, ci vuole la testa per dimenticare la sofferenza del momento e concentrarsi sull’obiettivo da raggiungere. Quando poi si odono i campanacci delle mucche, vuole dire che siamo in cima: E’ FATTA! Non importa se abbiamo fatto due spedizioni in giornate diverse Marco e Gianluca sotto la pioggia e Stefano con un freddo intenso, cio’ che conta e’ lo spirito comune dell’impresa e chi stava pedalando in Valtellina sapeva di essere sospinto col pensiero dai compagni 300 km piu’ a Sud. Il Mortirolo e’ davvero internazionale, durante il tragitto abbiamo incontrato: uno spagnolo, un belga e 3 olandesi che  ci hanno apostrofato con “you’re crazy!” (siete pazzi!). Al Passo, vediamo un gruppetto di ciclisti che stanno caricando le bici in macchina e chiediamo quante volte abbiano scalato il Mortirolo. Ci rispondo stupiti “una,   perche’? Quante volte si  deve fare?”  La nostra risposta, con malcelato orgoglio, sta in una mano con medio indice e pollice distesi…
Stefano Calà - Bologna

Sabato, nonostante la pioggia ce l'abbiamo fatta!!!

Siamo partiti in due da Monno (dove abbiamo alloggiato presso l'albergo
Quai del quale avevamo visto le indicazioni sul Vostro sito e sui fogli
ove apporre i timbri di passaggio), io che sono Gianluca e Marco.
Alle 7:45 pareva che il tempo tenesse, c'era qualche nuvola, ma sembrava
che si potesse tentare il trittico senza acqua, invece prima di arrivare
al passo è iniziata a scendere la pioggia, che ci ha accompagnati sino
quasi a Mazzo.
Lungo la salita dal versante di Mazzo la pioggia ci ha graziati, così come ci ha lasciati in pace nella discesa verso Grosio.
Abbiamo fatto un pò di fatica a trovare l'albergo Sassella poichè ci sono dei lavori di ristrutturazione e il loro stabile è coperto di impalcature; il peggio è venuto durante la salita da Grosio, perchè  sin da quasi subito è iniziato a piovere con una discreta intesità, che a me è parsa aumentare man mano che salivamo di quota.
Al passo oltre alla pioggia forte c'era pure il vento, oltre ad una temperatura in calo; ciò nonostante al valico abbiamo incrociato un ciclista solitario proveniente dal Belgio.
Dopo aver recuperato l'ultimo timbro discesa verso il Quai dove per fortuna ci attendeva una doccia bollente.
Adesso non ci rimane che mettere in ordine la documentazione, effettuare i pagamenti e spedirti il tutto; tuttavia prima di fare questo volevamo attendere che anche gli altri due nostri compagni di avventura che per motivi di lavoro non sono riusciti a venire lo scorso week end, ma che hanno intenzione di provarci prima della fine di settembre e fare
quindi una unica spedizione.
Gianluca Fichi – Casalecchio di Reno


IL MOSTRO BISOGNA UCCIDERLO TRE VOLTE PER VINCERLO


3 giugno 2006 parte del Gruppo Grimpeur, ideatore del “Trittico del Mortirolo”, tentano la grande impresa. Volevano essere i primi.  Purtroppo devono rinunciare in quanto il versante da Mazzo è chiuso per una gara di rally automobilistico. Ritenteranno.
3 luglio apro la mia e-mail e trovo notizie di Marcello (Gianico – Bs) che mi racconta di aver superato la prova il 1° luglio facendo in sequenza Monno – Grosio – Mazzo – e che a Grosio il gestore dell’albergo Sassella gli ha detto che altri due erano passati per far mettere il timbro, mi domando chi saranno?  Poco dopo arriva la notizia Walter e  Fabrizio, (Cermenate – Co) erano loro i due. Non è finita lunedì mi chiama Pascal. (Grumolo delle Abbadesse-Vi) e mi comunica che il 26 giugno a vinto il mostro.

Di seguito il racconto di Walter e Fabrizio.

ce l'abbiamo fatta!! siamo nel club “Rè del Mortirolo”
quando questo inverno sfogliando cicloturismo abbiamo letto di un tale che aveva pensato ad un brevetto che riguardava il Mortirolo,ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti:quasi quasi.. da li è iniziata una preparazione fatta di km e dieta ) durata tutta la primavera.( i kg. persi, in salita si sentono eccome)
Finalmente arriva il gran giorno 1/07/06 partenza alle 4.15 x arrivare a Grosio alle 6.30.saliamo in bici e dopo circa 5km arriviamo a Mazzo.
5.500 km io (Walter) 9000 Fabrizio, hai piedi del "mostro" sembrano un inezia, il "timore reverenziale" che incute è indescrivibile.
Ci siamo, ore 7.00 inizia l'ascesa, dopo soli 3km penso : "se è tutta così meglio che torno a casa subito" poi x fortuna riusciamo a rompere il fiato e prendere il ritmo, un tornante dopo l'altro saliamo (in 12km penso che conceda 60mt di respiro) leggendo le varie scritte sull'asfalto e incontrando solo una lepre che non si spaventa del nostro passaggio.arriviamo davanti al monumento dedicato al grande Marco e pensiamo alle sue imprese, l'asfalto ormai è tutto una scritta 8.20 siamo in cima!! è già una vittoria!! 4 foto e scendiamo subito dal versante di Grosio, andiamo alla macchina x fare rifornimento e ripartiamo. Anche da questo versante i primi 2km sono abbastanza duri, poi x fortuna si respira anche se ogni tanto ci sono dei " muri " da paura,arriviamo al bivio e ripercorriamo gli ultimi 4km che ci portano in cima x la seconda volta.
La pausa questa volta è un po’ più lunga, le gambe si sono fatte "dure", mangiamo (barrette) facciamo altre foto e iniziamo la discesa verso Monno.
arrivati all'albergo "QUAI" x il timbro ci concediamo un caffè con 5min di pausa.
Adesso il sole si fa sentire, sono le 11.45..si riparte, sono "solo" 10km i più facili, dice Fabrizio, che è ancora fresco come una rosa, io invece parto con il 34/25 che dopo soli 6km diventa 34/27 fino in cima.
Gli ultimi 2 km sono durissimi e sotto il sole ma ormai l'adrenalina sta facendo effetto e il pensiero di avercela fatta spinge avanti la bici, è fatta!!
Tutte 3 le ascese in un solo giorno senza mettere piede a terra!
Siamo riscesi fino al monumento di Marco x fare le foto e dedicagli una preghiera,risaliamo 1km fino al bivio x Grosio e scendiamo x l'ultima volta.

ATTACCO AL MORTIROLO
(tre versanti un giorno)


9 settembre ore 6,00 partenza da Sesto S.G.  (Antonio, Roberto ed Eugenio)
hanno deciso di provare il Trittico del Mortirolo. Lasciamo la macchina a Grosio e ci avviamo verso Mazzo. Alle 9,00 caffè al Bar del Mortirolo e primo timbro di controllo. La signora ci chiede “perché lo fate?” non abbiamo risposta. Iniziamo le prime rampe del “Mostro”, 30x23,i primi km sono buoni, poi comincia il calvario, subito passo al 25 che non abbandonerò fino al passo. All’ottavo km. sosta per la foto di rito sotto il monumento al “grande Marco” poi di nuovo in sella a soffrire. Arrivati al passo foto ricordo e giù verso Monno. Entriamo all’albergo Quai per il secondo timbro di controllo; la domanda è sempre la stessa “perché lo fate?” Non abbiamo ancora la risposta. Questo è il versante meno duro, decido così di salire con il 30x25 per riposare (si fa per dire) la gamba. Solo gli ultimi due km hanno pendenze a due cifre. Eccoci al Passo per la seconda volta, barrette, zuccheri e frasi di incoraggiamento ci risollevano dalla fatica. Arrivati a Grosio ci portiamo all’albergo Sassella per il terzo timbro e un ottimo tè verde. Anche qui ci fanno la stessa domanda e a questo punto ce lo chiediamo anche noi. Ponte sotto la superstrada per Bormio, qui inizia l’ultima scalata. Primi km tosti percorsi sempre con l’amico 30x25, poi per fortuna le pendenze diminuiscono per alcuni km così scalo al 23. A circa km 6 dal passo il versante diventa cattivo, ritorno al 25 ma se avessi avuto di più non sarebbe stato male. In prossimità di una chiesetta la strada s’impenna segnando pendenze anche al 17%, poi si ritorna sul versante di Mazzo, mancano km 4; due sono ancora tosti, poi una scritta ci comunica che mancano km 2 al passo. Credi di essere arrivato ma la stanchezza accumulata trasforma km2 in km 20, non arrivi mai al cartello “Passo del Mortirolo” Ore 15,17 fine della faticaccia, ci guardiamo negli occhi, ci stringiamo la mano e solo ora capiamo il perché l’abbiamo fatto. Una gioia immensa ci fa dimenticare la fatica e tutti contenti torniamo m 800 verso Monno all’Albergo Passo del Mortirolo per mettere l’ultimo timbro. Ora che sapremmo cosa rispondere nessuno ci pone la fatidica domanda. Ultima discesa verso Grosio, poi via verso Sesto S.G. –
Ora anche noi siamo tra i pochi che hanno il “Brevetto Trittico del Mortirolo”  adesso aspettiamo che Eugenio ci prepari il diploma   “Re del Mortirolo”






CICLOTURISMO    grazie,

ed ovviamente grazie a Eugenio ideatore ed organizzatore con i suoi amici del “Trittico del Mortirolo”.
Era dicembre 2006 quando in CT Cicloturismo leggo un articolo sul trittico, subito mi entusiasmo e ci comincio a pensare, certo è lontano da Pomezia (RM) ed è anche freddo, però penso che non potrà essere molto più freddo di quando sono uscito a natale o il primo dell’anno….
Si avvicina la primavera e l’estate ed io ancora sono li che ci penso e la mia fidanzata mi dice: “ Dario, vorrei andare qualche giorno in montagna e non al mare, che ne pensi?”…….questo è il mio momento e Le parlo della Valtellina, secondo me ha capito subito dove volevo arrivare perché mi conosce bene e mi dice subito di si. Ho contattato immediatamente Eugenio che è una persona gentilissima e disponibile, mi invia subito il materiale e la partenza si avvicina.
Siamo partiti da Pomezia di buon mattino, era sabato 11 agosto ’07, arriviamo per pranzo nel caratteristico hotel che abbiamo contattato grazie a Eugenio, ci troviamo benissimo e si mangia ancora meglio, dopo pranzo non resisto e propongo di uscire per una passeggiata ovviamente sul percorso del trittico, siamo andati in auto al Passo Mortirolo salendo da Monno dove ci trovavamo come base, qui troviamo dei ciclisti a recuperare le forze, scambiamo qualche chiacchiera e la cosa che mi colpisce è uno che mi dice: “ ma i guanti invernali li hai?, perché Mazzo è molto impegnativo anche a scendere” dico di no e ripartiamo in auto verso Mazzo. La discesa in effetti è come l’aspettavo, già prima di partire era un pensiero ancor più che a salire per me, comunque ci sono ed andiamo a vedere dove si trova il controllo, parliamo con la signora gentilissima che è anche ciclista, ci salutiamo per il giorno seguente, salendo la mia fidanzata non sopporta più tutti quei tornanti e mi chiede di tornare in hotel a Monno, non posso così vedere Grosio, ma poco male, ne ho visti due su tre e Mazzo è il più duro, c’è solo d’aspettare l’indomani…
Mi alzo presto, mi preparo con calma e scendo a fare colazione, sono solo con il proprietario dell’hotel che è sceso per me, faccio una ricca colazione e vado nell’attrezzato garage perfetto per ogni esigenza per le bici, prendo la mia specialissima, è una meravigliosa giornata ed i manicotti mi fanno caldo, li tolgo e penso di lasciarli per avere meno peso, dopo aver vidimato la partenza alle 07,25 del 12 agosto ’07 sono pronto e via, vado subito piano perché la strada è lunga, potrei mettere qualche dente in meno, ma mi convinco a non farlo, c’è il sole, è tutto bello, incontro un solo ciclista, siamo vicini la vetta e lui scende veloce, passo vicino al controllo finale dove mi salutano e mi fanno gli auguri, non mi fermo ma vado piano e parlano per un po’, vedo il cartello “Passo del Mortirolo” e sono già soddisfatto di come sono salito, penso tante cose e che non voglio perdere neanche un minuto, vado dritto verso il versante Mazzo e inizio a scende, la discesa mi impensierisce più della salita, dopo neanche un chilometro però il freddo è insopportabile, e qui c’è il sole, dopo è tutto all’ombra e sono tutto sudato, mi devo fermare ad uno dei tornanti per il gilet antivento è praticamente impossibile metterlo al volo, riparto subito e penso ai guanti invernali che ho lasciato in hotel, penso ad  Aldo, compagno di tanti chilometri a ridarmi forza e determinazione, poi penso che ho i guanti che mi ha regalato ed anche gli occhiali, ho tanti guanti e occhiali nuovi ma quelli sono il mio porta fortuna, mi ha sempre dato qualcosa prima delle gran fondo ed è andato sempre tutto alla grande, sono lì che penso e ripenso e cerco di vincere il freddo, del resto ho tanto male alle mani, però i chilometri passano, inizio ad incontrare qualcuno che sale e ci salutiamo sempre con un Ciaooooooooooo, finalmente sono in fondo e cerco di andar piano prendendo più sole possibile, arrivo al controllo dove c’è la signora tanto gentile che è tutta entusiasta e mi offre qualcosa di caldo e dell’acqua per le borracce, sono partito con due, una piena con i Sali ed una a metà di acqua, le porto ai livelli iniziali e mangio delle barrette, sono pronto ed il freddo è superato, mentre vado verso il versante incontro altri ciclisti e scambiamo qualche parola sul trittico, qualcuno dice è possibile e qualcuno dice no, io vado per la mia strada e li sento dietro per poco, ad un certo punto mi sorpassa un ciclista molto veloce, troppo, poi dopo qualche minuto un altro, questo mi tenta, non ha un passo esagerato e potrei andare con lui, ma poi mi dico che magari lui finisce al Passo ed io ho ancora Grosso, così abbasso lo sguardo e vado alla mia andatura, intanto inizio ad incontrare altri ciclisti che tentano di salire, compreso quello che mi aveva sorpassato veloce….ha gettato la spugna ed un altro mi chiede: “ma è tutta così?” dico di si perché non mi voglio fermare, ma in realtà dopo il terzo chilometro so bene che è anche più dura. Sono arrivato in cima che mi sentivo sorprendentemente bene e soddisfatto, ora avevo Grosio da fare, ma dopo essere passato vicino al Pantani ed essere arrivato in cima tutto cambia, poi mi va un pensiero al mitico e che a maggio ero a Cesenatico per la “NoveColli”.
Vado giù dritto verso Grosio, qui non ho messo l’antivento, però c’è il sole ed i tornanti sono più lunghi, la bici va veloce ed io pedalo in più di qualche punto, è bellissimo e mi dico che ci siamo, che si può fare, arrivo a Grosio ed individuo subito il controllo, è anche un bel paese ed anche qui sono più che gentili, mi offrono da bere e si complimentano, mi preparo per risalire, ma questo versante e meno duro di Mazzo, metto l’acqua come alla partenza, mangio qualcosa e vado, mi sento bene e le gambe girano, mi costringo a non esagerare, è un po’ meno duro ma lungo e poi ho già due versanti nei muscoli, i primi chilometri volano anche per l’euforia, anche qui incontro ciclisti e mi domando se non sono quei due che stanno provando il trittico come me di cui mi parlava la signora, mi sembra di averli già incontrati, sono quasi in vetta ed ho sete, Grosio è un po’ più al sole e poi è già mezzogiorno ed io ho finito l’acqua, però so dov’è il controllo e ci siamo, solo un paio di chilometri ancora…..che fai ti fermi? E poi Vittorio? Il grande Vittorio ti prende in girò tutto l’anno, no, si va alla fine, arrivo finalmente alla vetta che mi sento pieno di forza, mentre faccio vidimare il controllo alle 12,35 prendo l’acqua ed avviso giù la fidanzata che sono di rientro, qui metto il gilet per il vento perché Monno è un po’ di più all’ombra, la prova è finita ma io voglio tornare veloce in Hotel, conosco meglio la strada e la temperatura ha asciugato tutto, è da li che sono partito, è li che mi aspetta la mia paziente fidanzata, i pizzoccheri ed il mio momento di gloria, pedalo anche in discesa, penso a tante cose e anche a quanto mi sento bene e come il tempo sia stato favorevole, anche al freddo che mi ha rafforzato ancora di più ora è un bel ricordo ed alle 12,50 sono in hotel. Alle foto ci si pensa dopo, anche per scaramanzia come dice Samanta.
La mia prova,
Il mio impegno
Lo dedico alle persone che mi vogliono bene e mi danno tanta forza, la fidanzata, le nipotine i miei famigliari, e gli amici cari.

un amico del Mortirolo e delle salite italiane che ci ha lasciato troppo presto

piccola storia
2 anni fa arrivando in cima al  Mortirolo in bici, vidi una targa  ricordo -- scritta in olandese -- di una persona deceduta.....non si riusciva a capire pero'  in che modo  questa persona fosse deceduta.....
cercando su Internet, tramite amici olandesi, ho trovato la  moglie del ciclista deceduto.......e mi ha spiegato via mail che suo marito era scomparso per una ciste che in breve tempo si era  trasformta in tumore....... aveva 48 anni .....
questa donna viene tutti gli anni qui in Italia per andare sul Mortirolo a porre fiori vicino alla targa ricordo di suo marito.....prende l'auto dall'Olanda e viene sul Mortirolo in quanto era la salita  piu'  amata da suo marito ciclista........ed erano  venuti spesso insieme.
Scambiandoci email, le avevo detto che anche per me, come ciclista, il Mortirolo  è una delle mie salite  preferite  (poi proprio nel 2010 l'ho scalata  25  volte in  3  mesi per festeggiare i 25 anni della associazione ciclistica  alla quale sono iscritto).
Siccome ho fatto queste 25 salite con 25 maglie diverse, questa donna mi ha chiesto se volevo farla con la maglia della  squadra ciclistica di suo marito  ; ho detto si', e me l'ha inviata.  E' stata  felicissima di vedere la foto in cima al Mortirolo di me con la maglia di suo marito.
Sabato prossimo  ritorna in  Italia e la conoscero', andremo insieme al Mortirolo a porre i fiori...............
Ciao ciao Mauro


In memoria di
John Vincent Nicholas Milder Hans





IN RICORDO DI CHI CI HA LASCIATO
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